auspici

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L’artigiano a mirar l’umido cielo,
Con l’opra in man, cantando,
Fassi in su l’uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell’acqua
Della novella piova;
E l’erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passegger che il suo cammin ripiglia.

Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand’è, com’or, la vita?
Quando con tanto amore
L’uomo a’ suoi studi intende?
O torna all’opre? o cosa nova imprende?
Quando de’ mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d’affanno;
Gioia vana, ch’è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.

O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
E’ diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D’alcun dolor: beata
Se te d’ogni dolor morte risana.

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La comédie humaine di Nicola Biondani

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La comédie humaine di Nicola Biondani

La comédie humaine di Nicola Biondani *

Alessandro Riva

Cosa nascondono, nelle loro valigie, gli spaesati viaggiatori di Nicola Biondani? Che storie, che vicissitudini, che memorie celano dietro i loro sguardi attoniti e ieratici, sotto i loro cappotti gettati, come insoliti gusci protettivi, sulle spalle, o tra le pieghe di quegli abiti allo stesso tempo così apparentemente ordinari e quotidiani e tuttavia anche così paradigmatici – come la camicia a righe sottili, con le maniche arrotolate fino agli avambracci, il farfallino e le bretelle a tener su un paio di vecchi calzoni stazzonati, di quell’uomo ripreso, come per una curiosa e improvvisata pièce teatrale, in piedi su di un basso sgabellino, immobile, con le scarpe in mano, quasi avesse voluto, salendo su quell’estemporaneo basamento d’un antiretorico monumento alla quotidiana normalità dell’esistenza, evitare di sporcare (piccola, umana, timida cautela d’altri tempi), di lasciar le tracce di quelle sue scarpe forse un po’ infangate e impolverate dal lungo viaggio testè compiuto, o che sta compiendo, proprio ora – metafora, in fondo, del viaggio e delle traversie che ognuno di noi si trova a compiere, giorno dopo giorno, in questa vita; o il gilet di lana fatto a mano, a rombi, con lo scollo a v, di quel ragazzo che porta ancora – come s’usava un tempo – i calzoni alle ginocchia, che lo sguardo compassionevole e garbato di Nicola Biondani ha fermato, per un momento solo, lungo il suo tragitto esistenziale – quasi volesse bloccare, simbolicamente, lo scorrere del tempo, per fissare, proprio qui, ora, in questo preciso istante, il suo essere nel mondo assieme a noi, uno tra tanti, ragazzo come altri e proprio per questo importante, unico, imprescindibile, precisamente e per l’appunto per quel suo essere normale, ordinario anche, giovane uomo tra altri uomini, con i suoi sogni e le sue chimere e le sue speranze nel futuro e le sue già più che prevedibili ferite e disillusioni e sconfitte che anno dopo anno dovrà inevitabilmente infliggere e subire, negli anni a venire, nel corso della sua esistenza; o ancora il giubbotto, di pelle o di velluto, di quell’altro viaggiatore, una valigetta in una mano e una sporta nell’altra, che sembra ancora recare sulla sua lustra superficie l’odore di fumo e di stantio di lunghi e sferraglianti viaggi in treno, lungo le pianure e le campagne che, chilometro dopo chilometro, se ne fuggono via, lontano, fuori dai vetri un po’ appannati di vecchi e sconquassati finestrini, tra gallerie buie e rumorose, che lasciano entrare umidità e polvere e odori di ferro e di fumo e di rotaia, tra mille sobbalzi e il ritmico scandire delle travertine di vecchie e malandate strade ferrate; o il vestito consueto, ordinario, di quella donna, così normale e tuttavia così solenne, composta, così imponente e statuaria e quasi sacrale pur nella sua dimensione tutta e interamente umana, nel suo attendere, senza fretta, senza timori né angosce, seduta su un baule, la borsetta ben stretta nelle mani, come sanno tenere solo le donne – simbolo d’una capacità di serbare e custodire e proteggere ciò che hanno di caro, e del loro essere, a dispetto dei tempi nevrotici e confusi d’oggi, tutt’ora vestali di ciò che vi è di buono e di sacro nella vita.

Potremmo esercitarci, come in un gioco poliziesco, a escogitare storie, amori, piccoli accidenti, memorie e biografie e dettagli di esistenze deducibili soltanto da un indizio, un dettaglio, nella rifinitura d’un abito o nel modo di portarlo, dal colore immaginato (soltanto immaginato) di un paio di calzoni o di una maglia, di questi antieroi di un tempo che non è propriamente il nostro, e neppure un preciso istante del passato, ma, potremmo dire, una condizione universale dell’esistere: un luogo che è insieme lo spazio (metaforico, ideale) della nostra esistenza e quella dell’umanità intera; potremmo immaginare l’intero scorrere delle vite di questa vasta e calda umanità fissata da Nicola Biondani in un istante solo del loro viaggio, come in un ininterrotto monumento alla stessa condizione umana. Ma la loro composta e semplice fierezza, il loro fissare per un attimo, un solo attimo di sosta, il vuoto di fronte a sé come simbolo e metafora di un momento di ripiegamento sul senso di ciò che stanno (che stiamo, noi tutti) compiendo e vivendo, può bastare a rendere l’antiretorica e normale solennità e forza di un lavoro scultoreo che si nutre di pochi e ben calibrati elementi – sguardi, gesti, posture, ombre sui volti e pieghe d’un abito che, da soli, ci dicono già tutto di una comédie humaine che non ci stanchiamo mai di scandagliare, imterrogare, sogguardare e assistere amorevolmente nella sua semplice, normale, umana semplicità e naturalezza.

* Pietrasanta # via Garibaldi 27 # 9,10,11 agosto 2013

Mass customization

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Mass customization; tra i trend mondiali di mercato che si vanno affermando, il più affine al concept che ci contraddistingue è senza dubbio questo.

dopo il momento d’oro del made to measure, il così detto bespoke prende piede la teoria della MASS CUSTOMIZATION, che apparentemente potrebbe apparire come una contraddizione in termini. Come per “mai dire mai”, “vietato vietare” o ancora
come il divieto di affissione che non è valido per l’affissione del divieto stesso. Se non affiggo un divieto di affissione, non posso vietare di affiggere.

La customizzazione che equivale a personalizzazione, non si capisce come possa essere di massa.

Ma così è e tanti già puntano in quella direzione…iniziando dalla wiki definizione:

Mass customization‬

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

La mass customization (espressione inglese traducibile come personalizzazione di massa) è la strategia di produzione di beni e servizi orientata a soddisfare i bisogni individuali dei clienti e contemporaneamente preservare l’efficienza della produzione di massa, in termini di bassi costi di produzione e quindi prezzi di vendita contenuti. [1] [2]

L’uso dell’espressione, attribuita a Stan Davis che la usò per primo nel 1986 nel saggio Future perfect[3], è comune in diverse discipline, quali il marketing, il management e la gestione della produzione.

La strategia presuppone che le imprese produttrici siano dotate di una notevole flessibilità nelle fasi di produzione e assemblaggio e interagiscano con i clienti; questi comunicano le loro specifiche esigenze ovvero scelgono la configurazione di prodotto desiderata tra le numerose alternative possibili. Oggi, l’adozione di tale strategia fa ampio ricorso a sistemi di computer-aided manufacturing e a tecnologie di informazione e comunicazione basate sul web, che permettono di ridurre il tempo intercorrente tra manifestazione delle esigenze dei clienti e disponibilità del bene da essi richiesto.

0,83 % 99,17

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quando un imprenditore si sveglia al mattino dovrebbe avere

sempre in mente due numeri: 0,83 e 99,17.

Il primo rappresenta la quota dell’Italia sulla popolazione mondiale, il secondo la percentuale di popolazione mondiale che vorrebbe (…) somigliare di più a noi.

Oscar Farinetti

(creatore di Eataly)

dichiarazioni varie

primavera 2013

* http://www.huffingtonpost.it/oscar-farinetti/numeri-sotto-lalbero_b_2039086.html

ULTRATEMPORARYSTORE

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Dopo la preview di Pietrasanta, dove Ultracicli, si è presentato
per la prima volta attraverso un Pop Up Store di ultradesign,
l’apertura di un temporary store a Milano
è stata la naturale conseguenza.

Ad oggi, dopo oltre un’anno dall’apertura lo store temporaneo milanese chiude per dar seguito alla nostra strategia di concept itinerante che si propone come unico punto di riferimento
a livello nazionale dedicato al tema dello urban cycling lifestyle.
Per il prossimo indirizzo bisognerà attendere, ma nel frattempo
le nostre biciclette prenderanno strade nuove e talvolta
anche stravaganti e inattese.

Nelle news e sul blog le tappe della “tournè”…

All’interno dei negozi sarà sempre possibile trovare
un concentrato di brand Internazionali, strettamente legati al tema,
oltre ad una ricambistica di ricerca per far fronte alle richieste
oltre che di produzione ad hoc anche di re- styling.

Rimarrà infatti attivo un servizio appositamente creato
per coloro che vogliono modificare, aggiornare o semplicemente
cambiare l’aspetto della propria bicicletta, oltre ovviamente
al tradizionale servizio BTO*

Una selezione di marchi di lifestyle più generico in qualche modo
riconducibili al concept, completeranno sempre la proposta
dei nosti Ultracicli temporarystore.

Dunque il mondo Ultracicli, nel suo insieme, si pone sempre
e ovunque come metafora di un lifestyle di riferimento
ciclistico/urbano contemporaneo e oltremodo “moderno”
e internazionalmente riconosciuto e riconoscibile.

*Build to order

Περικλῆς

«Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così. Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma che la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così.»
PERICLE
Discorso agli Ateniesi
(461 a.C.)

Ultraciclismo parte III

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progetto

progetto

Esemplare#1 nata dalla richiesta specifica di un marito premuroso costituisce il nostro primo passo nel mondo delle bici corsa in carbonio

Lo abbiamo fatto solo nel momento in cui ce lo siamo potuti permettere…ovvero solo quando abbiamo avuto la possibilità di fare affidamento su un partner d’eccezione.

Mi riferisco in primis a SanpaBikes, il laboratorio di biciclette di San Patrignano, che negli ultimi anni ha raggiunto livelli di altissima professionalità anche e sopratutto grazie alla consulenza degli (ultra)famosi artigiani Dario e Gianni Pegoretti (ad oggi Il responsabile tecnico).

In questi anni, nomi importanti del mondo della bici si sono rivolti al laboratorio per la produzione dei telai, Pesenti, Fondriest, Cinelli e Carrera per citarne alcuni, dunque anche noi abbiamo pensato di affidarci a loro per la realizzazione del nostro primo telaio in carbonio ed è qui che il nostro ambizioso progetto ha dunque trovato la sua degna attuazione.

Ambizioso data la nostra giovane età, ciclisticamente parlando e data anche la consapevolezza di chi mantiene i piedi per terra e non si spaccia da subito per il fenomeno di turno e anche se sono tante le critiche che riceviamo ogni giorno dai super puristi, sopratutto dello scatto fisso, nonostante non ci abbia mai sfiorato l’idea di fare una fissa, abbiamo voluto affrontare l’argomento più impegnativo della Corsa perché rientra nei canoni di tradizione e cultura che ci appartengono e che non riguardano fenomeni passeggeri o meteore modaiole che decisamente non ci riguardano.

Per questo motivo non ho timore a dichiarare che Esemplare#1 è decisamente una buona bicicletta.